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Direttore: Martín M. Morales SJ

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Video presentazionedelle modalità di ricerca nei fondi storici catalogati in MANUS (si consiglia la visualizzazione full screen).

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[...] "la question de l'archive n'est pas une question du passé. Ce n'est pas la question d'un concept dont nous disposerions ou ne disposerions pas déjà au sujet du passé, un concept archivable d'archive. C'est une question d'avenir, la question de l'avenir même, la question d'une réponse, d'une promesse et d'une responsabilité pour demain. L'archive, si nous voulons savoir ce que cela aura voulu dire, nous ne le saurons que dans le temps à venir. Peut-être. Non pas demain mais dans les temps à venir, tout à l'heure ou peut-être jamais." (Jacques Derrida, Mal d'Archive. Une impression freudienne. Galilée. Paris, 1995, p. 60).

Franz-Xavier Hürth SJ: appunti per una biografia Lucia Pozzi

Il teologo Franz-Xavier Hürth nacque ad Aachen in Germania il 5 ottobre 1880. Fece il suo noviziato in Olanda presso l'Ignatiuskolleg di Valkenburg, dove cominciò a studiare filosofia e teologia. Il Collegio era stato trasferito infatti oltre il confine tedesco quando i Gesuiti erano stati espulsi dalla Germania ai tempi del Kulturkampf tedesco, a causa di una legge voluta da Otto von Bismarck e denominata Jesuitengesetz. La legge fu in seguito abrogata nel 1917. Il teologo di Aachen poté infatti proseguire il suo iter di preparazione anche in Germania. Studiò filosofia e diritto anche all’Università regia Friedrich-Wilhelm di Berlino e all’Università Ludwig-Maximilians di Monaco. Successivamente, conseguì il magistero a Feldkirch in Austria; ottenne il terzo grado di probazione nuovamente a Valkenburg e pronunciò il quarto voto a Linz, ancora in Austria. Dal 1918 sostituì August Lehmkuhl SJ alla cattedra di teologia morale di Valkenburg. Dalla metà degli anni Trenta i suoi legami con la Curia romana si consolidarono. Fu dagli anni Quaranta docente di teologia morale alla Gregoriana e consultore del Sant’Uffizio. Partecipò in qualità di perito alle commissioni preparatorie del Concilio Vaticano II. Pochi mesi dopo l’avvio dei lavori conciliari Hürth morì a Roma. Era il 29 maggio 1963.


Nonostante o forse proprio a causa della nostra vicinanza cronologica, abbiamo a disposizione poche notizie precise sulla vita del teologo tedesco Franz-Xavier Hürth. Le voci dei dizionari biografici sono scarne. Il fondo conservato presso l’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana permette invece una ricostruzione articolata del suo profilo a partire dal 1899. Il fondo consta di numerosi manoscritti, dattiloscritti e documenti personali, tra cui foto e una fitta corrispondenza con la famiglia e con altri membri dell’ordine. Come gran parte dei fondi risalenti all’epoca contemporanea anche quello di Hürth non è ancora stato inventariato. Grazie all’accesso che mi è stato generosamente concesso dal direttore, P. Martin M. Morales SJ, e all’aiuto che mi è stato dato da Irene Pedretti e Cristina Berna, mi sono potuta occupare personalmente di una schedatura preliminare dei faldoni. 

L''intervento del Dott. Alberto Cevolini al Workshop "Clavius@school"

L'Archivio come macchina storica


Possiamo chiedere ad una macchinetta del caffè di prepararci una pizza? A quanto pare no essendo quella una macchina triviale! Potremmo però chiedere ad un catalogo molto più di quanto normalmente facciamo configurandosi quello come una "macchina storica".

Durante la Sessione esperti organizzata nell'ambito del Workshop Clavius@school (12-14 novembre 2014) ha suscitato grande interesse l'intervento del Dott. Cevolini ricercatore presso l'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia.
La prima sfida è stata quella di mettere di fronte ad un gruppo di archivisti, restauratori e catalogatori un sociologo. La scelta deriva dai recenti studi di Alberto Cevolini sulla selezione delle informazioni che avviene nel processo di catalogazione.
Come e perchè chi si trova a gestire un catalogo in un archivio sceglie quali informazioni sono importanti per la descrizione di un determinato oggetto culturale? 
La selezione delle informazioni è alla base del lavoro del catalogatore, il quale deve avere ben presente come la descrizione di un oggetto non si esaurisce con le informazioni che può mettere in un catalogo. Qual'è il potenziale combinatorio di uno schedario?
Ed infine: se la scrittura, la stampa, il catalogo sono mezzi che favoriscono la dimenticanza, come possiamo sfruttare questo a nostro vantaggio?

Rimandiamo per l'approfondimento all'articolo Archivio come macchina storica disponibile in italiano e in inglese.

Mostra "MAGISTRI ASTRONOMIAE DAL XVI AL XIX SECOLO" Cristoforo Clavio, Galileo Galilei e Angelo Secchi


17 novembre 2014-31 maggio 2015

via del Tritone 134 (Roma)

In Astrolabium - APUG 775 
Manoscritto autografo di Cristoforo Clavio utilizzato per l'edizione del 1593.


Il confronto scientifico tra Clavio e Galilei attraverso le lettere autografe dei due studiosi, i disegni, le mappe stellari che trovano compimento nei globi celesti, le figure geometriche, i calcoli matematici, gli elementi di misura, gli strumenti scientifici del XVI e XVII secolo, tra cui la grande rivoluzione resa possibile con l'introduzione del cannocchiale, immergeranno il visitatore nel mondo dell'analisi scientifica e astronomica in un'epoca ricca di nuovi entusiasmi e feconda di menti illustri, epoca in cui sono state poste le basi per le grandi scoperte scientifiche e astronomiche degli ultimi 4 secoli. Il percorso storico arriverà fino all'astronomo gesuita P. Angelo Secchi, direttore dell'Osservatorio del Collegio Romano e padre dell'astrofisica per i suoi studi pionieristici di spettroscopia applicata ai corpi celesti e per la prima classificazione spettrale delle stelle. Tutto questo testimonia il ruolo di primo piano svolto in quei secoli dalla Compagnia di Gesù nel favorire la crescita e la diffusione del sapere.



Manoscritti appartenenti all'Archivio storico recentemente restaurati grazie al finanziamento della Fondazione Sorgente Group, strumenti scientifici del Museo Astronomico e Copernicano dell'INAF-Osservatorio Astronomico di Roma,e il globo celeste della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma sono inserite nel percorso espositivo.

L’Archivio storico della PUG offre il servizio di visita guidata previa registrazione all’indirizzo: archivio@unigre.it

Per le scolaresche e per tutti gli interessati sarà disponibile un servizio di visite guidate svolto da animatori scientifici formati dall'Osservatorio Astronomico di Roma. I giorni dedicati alle visite guidate sono: per le scolaresche il martedì e giovedì mattina, per il pubblico il martedì alle ore 18. La prenotazione per le visite guidate è obbligatoria e si effettua tramite il sito dell’Associazione Culturale “Estrellas y Planetas”: www.estrellasplanetas.org 
l’ingresso alla Mostra è gratuito e l’onere corrisposto è quello necessario per la guida.
(3 euro per gli studenti e 5 euro per il pubblico)

La mostra sarà aperta dal 17 novembre 2014 al 31 maggio 2015 presso lo Spazio espositivo della Fondazione Sorgente Group (via del Tritone 134 - Roma).


La mostra è aperta dal lunedì al venerdì dalle 10:30 alle 18:30

Indici dei documenti cinesi nel Fondo D'Elia Professoressa Pan Feng-chuan


Tra le attività realizzate della Professoressa Pan Feng-chuan in collaborazione con la Professoressa Elisabetta Corsi del Dipartimento di storia, culture, religioni dell'Università Sapienza di Roma vi è la realizzazione degli indici dei numerosi documenti cinesi presenti nel Fondo D'Elia.
Questo progetto va ad integrare il lavoro di catalogazione dell'intero fondo.
I documenti cinesi sono stati interamente digitalizzati e sono disponibili per la consultazione presso l'Archivio storico della PUG.

Faldone 11 (2 cin 7a)



Il mio tirocinio sul Fondo D'Elia Morena Parafioriti

Nel mese di Marzo 2014 ho cominciato la mia esperienza di tirocinio nell’archivio storico dell’Università Gregoriana. Nonostante per me fosse un ambiente e un ambito lavorativo totalmente nuovo, grazie alla disponibilità della docente (Elisabetta Corsi) e di tutto il team di lavoro dell’archivio,  mi sono inserita con facilità nell’affascinante mondo archivistico scoprendone i retroscena, fino ad ora a me totalmente sconosciuti. 
Il mio compito è stato quello di continuare un progetto,cominciato in precedenza dalle mie colleghe tirocinanti, relativo allo studio e alla catalogazione del fondo del sinologo gesuita P. Pasquale D’Elia. Si tratta di un vasto ed interessante fondo composto da 66 faldoni, di cui io ho avuto il piacere di analizzarne la quasi totalità. Il Padre D’Elia (1890-1963) si occupò delle relazioni tra Cina e Occidente nella prima parte della sua esistenza, per poi indirizzarsi all’insegnamento di “lingua, letteratura e storia cinese” all’Università Sapienza e alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il maggiore contributo è relativo ai vari documenti e opere che riguardano la sua esperienza in Cina e ai rapporti di quest’ultima con il mondo occidentale. 
In particolare, il fondo in questione, è caratterizzato da una serie di documenti eterogenei sia in termini argomentativi che linguistici (le lingue utilizzate vanno dal francese all’inglese, allo spagnolo, all’italiano e naturalmente molti dei documenti sono realizzati in caratteri cinesi, spesso manoscritti), che in termini di composizione del materiale di scrittura utilizzato (sono presenti documenti fotografici, riproduzioni di documenti originali, riproduzioni su carte particolari, anche di grandi dimensioni, lastre di vetro ecc..). 
Sarebbe riduttivo parlare di un faldone piuttosto che di un altro, perché in ognuno di essi sono presenti interessanti documenti che riguardano diversi ambiti del mondo Orientale. 
I primi faldoni (dal III al XX circa) sono di carattere religioso: dattiloscritti, manoscritti, pubblicazioni e corrispondenze ci forniscono informazioni sulle tradizioni e abitudini religiose della Cina; altri faldoni riguardano invece il carteggio tra il P.D’Elia e altri missionari della Cina del suo tempo, e nei faldoni finali del fondo mi sono imbattuta invece, oltre che  in altri vari documenti e pubblicazioni, in dei dizionari manoscritti e dattiloscritti, non completi. Una parte del fondo che personalmente ho trovato più  interessante è stata quella relativa al gesuita Matteo Ricci, teologo, predicatore e letterato occidentale, che arrivato alla fine del ‘500 in Cina, vi rimane addirittura anche dopo la sua morte: egli riceve infatti il più alto riconoscimento, cioè il privilegio imperiale di un terreno di sepoltura nella capitale. Oltre che la biografia e le opere del gesuita, P. D’Elia descrive in modo dettagliato il progetto del suo mappando, al quale è dedicato un intero faldone del fondo (IX) nel quale vi è inserita non solo una mappa manoscritta del mappamondo, ma anche una lastra in vetro che lo riproduce.